giudiceRito abbreviato: ammessa l’oblazione subordinata alla riqualificazione. Entro la discussione finale del giudizio abbreviato l’imputato può chiedere l’oblazione subordinata alla riqualificazione del fatto (Cass. pen., sentenza n. 20573/2021 – testo in calce).

Il fatto

La pronuncia scaturisce dal ricorso avverso la sentenza con cui il GUP di S. Maria Capua Vetere condannava il ricorrente, in sede di giudizio abbreviato, all’ammenda di 100 euro per la contravvenzione di cui all’ 650 c.p., così riqualificando l’originaria imputazione di violazione della prescrizione di portare al seguito la carta precettiva contestata ai sensi del Decreto Legislativo n. 159 del 2011, articolo 75, comma 2.

Il Giudice aveva disatteso la richiesta, avanzata dalla difesa in sede di discussione, di rimessione in termini del suo assistito affinchè chiedesse di essere ammesso all’oblazione in relazione al fatto da riqualificare: tanto, sulla scorta di un orientamento giurisprudenziale (espresso dalla Terza Sezione con sentenza n. 40694/2002), secondo cui l’imputato, che abbia chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato, non potrebbe successivamente avanzare domanda di oblazione, perchè l’espressione “prima dell’apertura del dibattimento” di cui agli articoli 162 e 162-bis c.p. deve essere intesa nel senso che tale domanda debba essere presentata prima che abbia luogo il giudizio, sia esso ordinario o abbreviato.

La difesa del ricorrente deduceva con un unico motivo, violazione di legge e vizio di motivazione in relazione all’articolo 141 disp. att. c.p.p., comma 4-bis (che stabilisce che in caso di modifica dell’originaria imputazione in altra per la quale sia ammissibile l’oblazione, l’imputato è rimesso in termini per richiederla), e articolo 162-bis c.p. evidenziando l’inconferenza del richiamo giurisprudenziale in quanto avente ad oggetto il caso di un reato originariamente come contravvenzionale, laddove, nella vicenda del ricorrente, la contestazione iniziale era un delitto sicchè l’istanza di oblazione non poteva che essere avanzata in via subordinata a quella di derubricazione dell’imputazione.

La sentenza

La Corte di cassazione ha riconosciuto preliminarmente la bontà delle argomentazioni difensive in ordine al precedente richiamato, in quanto la relativa vicenda aveva ad oggetto un’ imputazione originaria di reato contravvenzionale, rispetto alla quale l’istanza di oblazione era stata giudicata tardiva perchè non formulata contestualmente alla richiesta di rito abbreviato (“prima del giudizio”).

Il caso in esame, invece, riguardava un’ipotesi delittuosa, potenzialmente riqualificabile come contravvenzionale, ponendo il problema dei tempi e delle modalità dell’intervento della difesa volto a sollecitare la derubricazione e la richiesta di oblazione nel contesto di un giudizio abbreviato e, prima ancora, il problema di stabilire se, alla luce dell’articolo 141 disp. att. c.p.p., comma 4-bis (che allude soltanto a una modifica dell’imputazione, di competenza chiaramente del Pubblico Ministero), l’imputato abbia diritto di chiedere l’oblazione anche nel caso, non disciplinato, in cui la derubricazione sia operata dal Giudice in sentenza.

Secondo la Corte, la soluzione alle questioni poste muove dalla sentenza a Sezioni Unite n. 32351/2014, Tamborrino, che ha stabilito il principio in forza del quale, in materia di oblazione, nel caso in cui sia contestato un reato per il quale non sono consentite nè l’oblazione ordinaria (art. 162 c.p.) nè quella speciale (art. 162-bis c.p.), l’imputato, qualora ritenga che il fatto possa essere riqualificato in un reato che ammetta l’oblazione, ha l’onere di chiedere espressamente la riqualificazione e, contestualmente, formulare istanza di oblazione, con la conseguenza, in difetto, di perdere la possibilità del beneficio ove il Giudice provveda alla riqualificazione d’ufficio ex art. 521 c.p.p.

Tale principio, enunciato dalle Sezioni Unite in relazione al rito ordinario è, ad avviso della Sezione assegnataria del ricorso, esportabile nel giudizio abbreviato, non soltanto quando sia contestata originariamente una contravvenzione e la richiesta sia avanzata “prima del giudizio” (cioè contestualmente alla richiesta di accesso al rito premiale) ma anche quando l’imputato ammesso a rito abbreviato in relazione ad una imputazione di delitto, abbia poi sollecitato il Giudice, che si sia conformato in sentenza, a una diversa qualificazione giuridica del fatto in contravvenzione, suscettibile di legittimarne l’accesso all’oblazione.

La motivazione addotta a supporto di questa scelta garantista è la considerazione secondo cui un sistema che consentisse l’accesso all’oblazione dopo la modifica dell’imputazione operata dal Pubblico Ministero e non, su istanza dell’imputato, prima della decisione del Giudice sulla richiesta di derubricazione funzionale a quella di concessione del beneficio, priverebbe irragionevolmente l’imputato della possibilità di accedere all’istituto di favore sol perchè il Pubblico Ministero mantiene ferma una imputazione che il Giudice finisce per non condividere: tanto in violazione degli articoli 3 e 24 della Costituzione.

Ove, quindi, la qualificazione del fatto integri un reato la cui pena edittale non consenta il procedimento per oblazione, è onere dell’imputato sindacare la correttezza della qualificazione stessa, investendo il giudice di una richiesta specifica con la quale formuli istanza di oblazione in riferimento alla qualificazione giuridica del fatto ritenuta corretta: in modo tale da permettere, all’esito del necessario contraddittorio con l’accusa, una decisione altrettanto specifica sul punto.

Quanto al momento in cui tale richiesta debba essere avanzata nel giudizio abbreviato, dove manca la fase delle questioni preliminari, 1lo stesso va individuato secondo la Corte nella discussione finale, con la concessione del diritto di replica al PM (ex art. 441 comma 1 e 421 comma 2 c.p.p.) ove sia stato per primo l’imputato ad affrontare il tema della riqualificazione prodromica all’oblazione.

Sulla scorta di tale articolata motivazione la Corte ha annullato con rinvio la sentenza impugnata.

CASSAZIONE PENALE, SENTENZA N. 20573/2021>> SCARICA IL PDF

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1 Come noto Gli articoli 162 e 162-bis c.p. prevedono che il contravventore possa essere ammesso a pagare prima dell’apertura del dibattimento ovvero prima del decreto di condanna. L’articolo 162-bis c.p., inoltre, al comma 5, prevede che la domanda possa essere riproposta fino all’inizio della discussione finale del dibattimento di primo grado.

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